venerdì 24 agosto 2012

Alba

Sento un sapore
di vetro sulle labbra. O forse,
forse - è salsedine, è il salmastro
del sole che nasce.

Saluto
come un fratello maggiore
il cielo viola rosa azzurro,
saluto la luce che s'alza
e porta la speranza
di un nuovo oggi.

Certezza
il tempo che passa e
muta le cose, le accarezza
di sfuggita e le plasma.

Speranza
non esiste passato né domani
esiste solo l'adesso
l'ora che splende l'alba
l'attimo che brilla di luce rossa.

Cerca il vento (3)


No non possiamo tornare indietro non troviamo la strada
Le strade vorrai dire noi siamo tanti
Non si meritano nulla
A me piacevano le sabbie del Sahara
Beato te a me è sempre toccato il mare del nord una noia che non ti dico guarda
Smettetela di blaterare insomma
Sta' zitto tu 
Chi ti credi di essere
Solo perchè hai fatto volare via una o due città due secoli fa 
Non ti hanno nemmeno dato un nome
Voglio tornare indietro
Qui mi annoio non succede niente non c'è nemmeno un paesaggio
Mi mancano i miei gabbiani
Piantatela di lamentarvi
Gli abitanti della terra sentiranno la nostra mancanza
Chissenefrega degli abitanti noi eravamo lì millenni prima di loro
Sì ma anche così
Non fare lo scorbutico
Ma perchè siamo tutti qui chiusi stipati vorrei proprio saperlo
Non si sente nessun rumore solo il vostro vociare noioso
Voglio sentire il rumore del mare
Ormai il mare non farà proprio nessun rumore visto che siamo tutti chiusi qui dentro

L'ombra nera, informe, nella sua stanza buia agitò tra quelle che avrebbero potuto essere le sue mani la boccetta trasparente. Se avesse avuto orecchie se la sarebbe avvicinata per sentire il rumore dell'aria in agitazione - invece si limitò a riporla a terra e a posarsi al suo fianco, in silenzio.
Sì, se lo meritavano.

giovedì 23 agosto 2012

Sipario (poesia)


Si leva sotto i nostri passi
la polvere antica del palco
e leggera fluttua in aria
disegna riccioli di punti
luminosi, come fumo di sogno.
E la respiriamo tutta.

Scricchiolano
al nostro passaggio
cigolii legnosi nel pavimento.
Oh guarda - un buco, là...
ma è bello sapere
che c'è vita, ancora, qui,
vita d'insetto, piccolo artropode,
forse un tarlo.
Ma vita è vita
e nel tempo è viva.

I faretti mandano calore
sparano abbagli nei nostri occhi
socchiusi,
e sagome arancioni
danzano sulla parete delle nostre
palpebre
- sembrano fantasmi felici.

E per noi un tempo
scrosciavano gli applausi
del pubblico variopinto
- dame, sguatteri e regnanti-
e il suono rotolava tra
i sedili rossi in platea,
luccicava nelle lenti
dei binocoli,
si arrampicava fin sui loggioni.

Ma noi
sul volto appassito
portavamo grottesche maschere
di uno scherzo di gusto crudele,
e costumi falsi, troppo
colorati,
troppo truccati
i nostri musi.
E le lacrime lasciavano
sulle nostre rugose guance
scie appiccicose di colore
binari di tristezza.
Chi siamo noi?

Attori
schiavi di una maschera
- tu sei il tiranno, tu
fai il buffone, tu
muori.
E rideva il pubblico, e a volte
piangeva
e molto applaudiva
ma non per noi.

Ma noi
esistiamo?

E ora è vuota la scena
- solo quel tarlo, là...-
vuoti i sedili, le poltrone
e siamo solo noi,
noi senza maschera
senza trucco
noi senza costume,
nudi, inermi,
e siamo nessuno,
e siamo individui,
poveri noi
noi siamo soli.

Nel silenzio del vuoto
cala il sipario
su vite fragili
come farfalle di cristallo.

Plaudite.

cerca il vento (2)

Chiamare il vento non è esattamente quella che si definisce un'impresa semplice.
Prima di tutto bisogna trovare il luogo giusto e nel paesino di Greta non trovavi un posto tranquillo neanche a volersi perdere per le vie del sobborgo.

Greta camminava ormai da due ore. Il paesino non le era mai sembrato così grande come quel pomeriggio. Camminava e, passo dopo passo, la sua speranza di trovare un fazzoletto di erba e alberi sembrava vanificarsi sempre di più.  Lei era esausta, e il pensiero di dover percorrere ancora una decina di chilometri per tornare a casa la spossava.

Aveva appena deciso di tornare indietro, quando udì una donna anziana chiacchierare con un uomo.
All'inizio pensava di esserselo immaginata, ma poi capì di avere udito bene: quell'uomo parlava di cercare il vento. La sua stessa idea!

A piccoli passi si avvicinò all'uomo e poté carpire brandelli di discorso. diceva che a una trentina di metri c'era un piccolo ponte che serviva a guadare un rigagnolo fangoso, e che oltrepassato quello si doveva camminare ancora una mezz'ora per trovare un bosco. aveva anche accennato ad una banda di uomini che era in cerca di quel bosco che era tutt'altro che semplice da trovare.

Greta decise di incamminarsi subito, così non sentì l'ultima parte del discorso dell'uomo: cerca il vento. 

Cerca il vento (1)




Il vento aveva smesso di soffiare da quindici mesi e tredici giorni. Greta ricordava benissimo l'ultima volta che la brezza aveva spettinato i fili d'erba gialla nel suo giardino. Quella era stata una giornata bollente di fine luglio, e lei, che si dondolava spossata sull'amaca, aveva sollevato le braccia verso il cielo della sera. Ancora adesso poteva ricordare il piacere profondo dell'aria fresca che le accarezzava i gomiti.

E poi basta. Fine.
Neanche un'alito nell'atmosfera immobile. Nulla. Nemmeno un soffio d'aria, in nessun luogo, per mesi e mesi.
All'inizio nessuno ci aveva fatto caso - tutti avevano problemi più urgenti ai quali rivolgere la propria attenzione. Chi se ne importava se quel vento fastidioso aveva smesso di importunare le nuove pettinature, una volta tanto. Ben presto, tuttavia, la pesantezza della situazione aveva iniziato a preoccupare. I meteorologi, prudentemente, avevano scelto di non azzardare alcuna ipotesi che spiegasse il fenomeno - e spiegazione apparente non esisteva.

Greta aveva visto gli adulti avviarsi verso la disperazione. Dopo cinque o sei mesi di aria greve nessuno pareva più in grado di sopportarlo. Cortei di ambientalisti sfilavano in tutte le vie del mondo, urlando in tutte le lingue la loro protesta contro l'inquinamento, l'abbattimento delle foreste, il buco nell'ozono. «Se la natura ci si rivolta contro» strillavano «è perché è arrabbiata con noi. E ha ragione.»

Gli uccelli avevano smesso di volare. Greta ricordava di aver visto un intero stormo di rondini annaspare cercando di prendere quota, per poi ricadere miseramente a terra, più e più volte. Per un po' i pennuti, vista l'impossibilità di muoversi volando, avevano cercato di sopravvivere zampettando a terra, ma finivano divorati dai gatti e dai topi, o morivano di fame. Squadre intere di volontari si erano mobilitate per prenderli in custodia, nutrirli e proteggerli.

Mesi e mesi di inferno - ormai si era a metà ottobre, e anche i più speranzosi avevano smesso da tempo di credere che le cose potessero tornare alla normalità.

E Greta, dall'alto del suo metro e trentatré, decise che gli adulti erano una manica di incompetenti. Lei sapeva che la situazione poteva essere risolta: bastava rimboccarsi le maniche.
Con i suoi nove anni di esperienza e un mini-ventilatore a batterie nello zainetto, un mattino in cui i suoi genitori erano al lavoro, uscì di casa, per cercare il vento.
Il primo modo per cercare qualcuno che si è perso, si disse, è chiamarlo.